Me lo ricordo, quell'undici febbraio dell'addì duemilaundici.
Lady Gaga rilasciava Born This Way, il primo singolo di un'era gigantesca come l'ansia che le major discografiche ci avevano messo nell'attendere questo album.
La mia non vuole essere una recensione, piuttosto un invito alla riflessione, un consiglio fra amici, la narrazione di un viaggio durato due anni.
Born This Way, l'inno futuristico dell'amore universale, il grido di lotta contro le forme di discriminazione, una canzone che ha segnato una generazione, quella della libertà sessuale degli anni Duemila.
Born This Way è stato in effetti il canto generazionale degli oppressi di questo tempo, il guanto di sfida contro i soprusi della società odierna.
Il video, una nascita collettiva, un battesimo surrealista, un manifesto, un orgoglio.
Cosa mi ha suscitato Born This Way? Facendo un bilancio dopo due anni dalla sua uscita, che effetti ha sortito su di me e sulla società in generale?
Born This Way, come accennato sopra, si era presentato come una chiamata alle armi contro qualunque forma di discriminazione, ma riguardo all'album il discorso si fa più ampio e più sfaccettato.
Born This Way (album) è qualcosa di molto vasto e variegato, a partire da Marry The Night, la mia canzone preferita (insieme a Dance In The Dark) di Lady Gaga, presentata come una potente canzone pop liturgica su New York, poi arricchita di sfumature dolorose e brucianti della vita di Gaga con un videoclip che rasenta la perfezione.
Government Hooker è puttan pop 2.0, fashion techno, una di quelle canzoni da sfilata, un inno del femminismo di oggi, che prevede la manipolazioni degli istinti sessuali per arrivare al potere (vedi sotto: Marilyn Monroe).
Fra le tracce più potenti, poi, troviamo Americano, chiasso mariachi sull'immigrazione clandestina messicana, sulla libertà, sul sogno.
Ma la perla di quest'album, la vera grande anima di Born This Way è Hair.
Hair è qualcosa di sovrannaturale, techno rock disorientante che si arricchisce di tenere tinteggiature sadcore quando viene suonata live in piano solo.
Hair è un omaggio alla nostra personalità, una dedica al nostro essere, una celebrazione a noi stessi.
Hair è la rottura delle regole, la voglia di fare tipica dell'adolescenza, il voler urlare al mondo la propria identità, il voler farsi conoscere, voler essere famosi, voler essere popolari, voler essere se stessi.
Hair è sulla libertà personale, sulle convenzioni che rompono il nostro io, sulla socità che vuole omologazione.
Hair è sulla nostra originalità, la bellissima anima che ognuno di noi tiene dentro al proprio guscio di carne.
Un altro pezzo memorabile (ma a parer mio ingiustamente sottovalutato) è il brano che ha ispirato il titolo di questo blog: Highway Unicorn (Road To Love).
Highway Unicorn è una canzone da viaggio, che parla di sogni.
Highway Unicorn è inseguire i propri obiettivi, sudare per essi, concludere con un sorriso quando essi si siano realizzati.
E poi il brano più struggente di questo album, The Edge Of Glory.
Sento ancora odore di incenso quando lo ascolto, forse qualcuno sa perché.
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