sabato 8 settembre 2012

Burning.

Mi trema la mano.
Dentro di me sale il desiderio di rompere le regole, farsi male, di assaporare il gusto del proibito, di far qualcosa di sbagliato.
La mia mente è completamente fuori dal mio controllo, ormai ne sono dentro. So tranquillamente di poter smettere, perché ho ancora il controllo della situazione, perché posso tagliare la corda da questo luogo quando avverto che la situazione si fa oscuro quanto terribilmente affascinante.
Ed è proprio il fascino ciò che sta manipolando il mio masochismo, la mia irresponsabilità.
Sento il male che si sta impossessando di me, mentre do fuoco a questo momento. Gli occhi si accendono di un peccato suicida, di una voglia disperata di libertà.
Mi perdo, mentre il male entra dentro di me, e mi distruggo, mi disfo, muoio. Muoio lentamente, mi faccio dominare.
La Luna mi guarda severa, con il suo sguardo pallido, gettando su di me i suoi raggi diafani e i suoi rimproveri. Le stelle mi guardano deluse.
E poi la guardo, la guardo incandescente, spietata, che entra dentro di me, che mi devasta e mi uccide.
Ed io che provo una vergogna infinita, ma una gioia altrettanto grande non per star commettendo ciò, ma perché mi sembra tutto così proibito e gustoso, malsano e attraente. E dentro di me quella vocina dice "Stai commettendo qualcosa di sbagliato".
E guardando il mio riflesso allo specchio, non posso far altro che provare vergogna, osservando quegli occhi verdi arrabbiati di una cocente delusione.
Ed annusando le mie mani, non posso far altro che afferrare la saponetta con disgusto e seccarmi le mani sotto la sua prepotenza, lavandole tre volte con forza, cercando di togliere quell'odore come se fosse il sangue sulle mani di un assassino. Sì, sono un assassino.
Una, due, tre, poi quattro, poi cinque, poi dieci, venti, cento, poi la morte, che mi sta sussurrando "Ti sto aspettando".

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