Il
sole splende nel paesaggio patinato e mondano di West Hollywood.
Splende sugli alberi della collina, splende sugli edifici moderni,
splende sulla piscina dello Chateau Marmont. Ma uno dei bungalows al
lato piscina ha le persiane chiuse, e dentro di esso governa il buio
più totale. Vestiti stropicciati e bicchieri umidi di whiskey
nascondono il pavimento, e qualcuno sta dormendo sul letto sfatto.
Qualcuno entra prepotentemente nella stanza e dice alla persona che
dorme “Michelle, svegliati, è tardi!”.
Dal
fascio di luce che illumina la stanza, possiamo vedere chi sta
dormendo sul letto. E' una donna, si potrebbe dedurre che si stia
avviando ai quaranta, ma manca ancora qualche passo. Il corpo di una
carnagione diafana è posato sul letto, e rivela tutte le sue curve
ed i suoi segreti, per niente preoccupato nel mostrarli. Scorgiamo
dei fianchi pronunciati e più su una vita stretta, una discesa
morbida ma ripida, che poi si riprende in un seno dal magnifico
profilo, sovrastato da un viso aggraziato, decorato da labbra
invitanti, da due occhi splendenti ed incorniciato da capelli lisci e
biondi.
Ne
avrà trentasette. Ad essere proprio bastardi, ne mostra trenta.
Questo corpo, però, ancora dal letto non si alza.
“Michelle,
cazzo, alzati!” le dice un uomo, scrollandola violentemente.
Michelle
grugnisce infastidita, poi sussurra “Michael, vieni qui”.
“Che
vuoi?”
“Vieni
qui”
“No,
alzati”
Michelle
lo guarda con uno sguardo irato. Afferra la bottiglia di whiskey
accanto ai sonniferi ed inizia a tracannarne un quarto in un sorso.
Aspetta
che Michael se ne vada ed afferra la cornetta, digitando un numero
sulla tastiera numerica.
“Pronto,
servizio in camera? Vorrei un Bloody Mary”
“In
che stanza?”
“Il secondo bungalow lato piscina”
“Il secondo bungalow lato piscina”
“Arriviamo
subito”.
Cinque
minuti dopo bussano alla sua porta. Michelle apre la porta nuda ad un
carrello guidato da un alto e muscoloso cameriere.
“Ciao”
dice, con fare lascivo.
“Salve”
dice il cameriere, evidentemente imbarazzato, in tutti i sensi, “dove
le poso il Bloody Mary”
“Posalo
dove vuoi” dice, suadente, “e poi vieni con me” e si stende sul
letto, a gambe aperte, carezzandosi il seno.
Il
cameriere si avvicina a lei, ipnotizzato ed eccitato, si distende sul
letto ed accosta il suo corpo a quello di Michelle.
Lei
si sta offrendo a lui portando in fuori il petto, offrendogli il
collo sudaticcio e profumato di erotismo. Gli prende la mano e la
guida verso le colline del seno e poi giù, verso le foreste della
California. Lui accarezza i suoi alberi sapientemente, e fa diventare
più puntute di piacere le colline del suo seno mentre affonda le sue
dita sul terreno umido e fertile. Le dita entrano ed escono e scavano
e piantano, si fanno spazio prepotenti, mentre la sua lingua entra
arrogante nella bocca di Michelle e la bagna e la stropiccia.
Le
dita percuotono quel terreno come un terremoto, ed entrano ed escono
ad una velocità sempre più alta, con una frequenza sempre maggiore,
fino a quando non piove sul terreno, ed il terreno si riempie di
vita. Poi lei, dissetata da quell'acqua benefica, si mette a
cavalcioni su di lui ed inizia a spogliarlo furiosamente, fino a
quando non arriva alle mutande inverosimilmente gonfie. Dietro il
loro tessuto c'è vita pulsante, vita che attende di essere vissuta,
e Michelle inizia ad accarezzare quella vita, poi la afferra in tutta
la sua lunghezza ed inizia a scuoterla su e giù prima delicatamente
e lentamente, poi sempre più velocemente. Poi, con la sua lingua
esperta, inizia ad inumidire la punta di quella vita, a stuzzicare
quella parte di vita che sta facendo gemere il cameriere, poi la
mangia con gusto, la ingoia, ne ingoia i frutti, tutto questo mentre
lui le spinge la testa sempre più giù, mentre le urla parole
oscene. Giusto il tempo di farlo rianimare, quel povero cameriere
preso alla sprovvista, ed è sopra di lui a cavalcarlo fieramente. Il
cameriere sapeva già che la signora Stephens avesse l'usanza di
ordinare Bloody Mary per soddisfare i suoi pruriti sessuali. Quella
puttana. Prima Jim Matthews, poi Colin McJameson, poi un principe
europeo, poi Sam Petersen, poi Miles Heathrow, tutti traditi l'uno
con l'altro e con una serie di amanti a breve conservazione
noleggiati con il servizio in camera. Adesso Michael Fortini. Quella
puttanella di Hollywood che lasciava uomini squattrinati al suo
passaggio, uomini che prima erano ricchi e che poi mangiava come
cosce di pollo, succhiando e tirando via anche il più fine strato di
pelle dall'osso. Dove andava lei, c'erano sempre scandali e notizie
succulente per i tabloid, sempre incidenti in macchina causa alto
tasso alcolemico, sempre tragedie, sempre storie, sempre litigate con
il marito di turno, tutto ovviamente fuori dal focolare domestico,
sotto gli occhi di tutti, perché la vita di Michelle Stephens conta
soltanto se è pubblica. Ora si sta facendo cavalcare da lei, come di
consueto.
Ma
stanco di quel ruolo da vittima, il cameriere ribalta situazione e
posizione, e Michelle si ritrova a subire i suoi violenti e
celestiali affondi come se fossero tanti stiletti cosparsi di miele.
Lei gli graffia prepotentemente la schiena, e gli spinge il sedere
sodo dentro di sé, sempre di più, fino a quando lui non fertilizza
la sua foresta in un sudato, urlato, forsennato, violento e veloce
momento di piacere estremo. Si separano, e lei si fuma una sigaretta,
mentre vede lui che si pulisce e si asciuga il sudore, mentre si
veste e copre quel corpo da Adone con la divisa.
“Tieni
il tuo cazzo a portata di mano, e grazie per il Bloody Mary” dice
lei, buttando una densa nuvola di fumo.
Poi
il cameriere se ne va, lasciando la sua scia di sudore e sperma,
fuori dal bungalow.
Entra
Michael, che prende una sigaretta dal comò e la accende.
“Chi
ti sei fottuta oggi?” fa, con un sorriso amaro.
“Non
gli ho neanche chiesto il nome”
“Che
classe”
“Già”
“Senti,
fra tre quarti d'ora devi essere bella e pronta”
“Perché?”
“Perché
c'è la premiazione”
“Ah,
sì. Era oggi?!”
“Sì,
era oggi”.
Caccia
frettolosamente Michael dalla stanza ed inizia a prepararsi,
gustandosi nel frattempo lunghi sorsi di whiskey. Migliore attrice
protagonista per Broken Mirrors, una
vincita assicurata. La sua migliore performance di sempre,
praticamente una statuetta già abbonata.
Si
traccia una lunga e spessa riga di eye liner, si infoltisce le ciglia
con il mascara nero, si insanguina le labbra con il rossetto, si
attacca i lunghi capelli biondi con uno chignon in cui infila una
rosa bianca, si sistema la frangetta, si veste con un abito lungo con
uno spacco alto ed una scollatura profondissima, coprendosi dalla
frescura invernale californiana da quindici gradi con una stola di
tanti cadaveri di volpe, si spruzza sul collo un'abbondante ed
avvolgente nuvola di aldeidi e fiori. Poi esce dal bungalow e si
avvia alla hall principale, dove la attendono la sua agente, Michael,
qualche amica e le guardie del corpo. Uscita dallo Chateau Marmont
tutto si fa bianco ed accecante, un fracasso ed un vociare di
giornalisti che fanno domande imbarazzanti, le guardie che la
circondano stretta stretta, una confusione talmente claustrofobica da
farla sentire in una stanza le cui pareti si avvicinano sempre di
più, in una morsa fatale. Si avvia velocemente ma difficoltosamente
nella limousine e nel frattempo, evidentemente ubriaca, dà un calcio
sui denti con il tacco ad un paparazzo che cerca di fotografare
dentro lo spacco. Entra arrancando nella limousine, tirando un
sospiro di sollievo mentre la guardia chiude la portiera.
Fissa
fuori dal finestrino bevendo champagne.
“Michelle,
chiedo il divorzio”
“Mh”
“Come
mh?!”
“Chiedi
il divorzio? Cazzi tuoi, non me ne faccio niente di bastardi
cerca-fama a sbafo il cui cazzo non si alza neanche a pregarlo.
Scendi dalla macchina, perdente” dice, con fare altezzoso.
Michael
deglutisce, poi inizia ad urlare “Tu non puoi trattarmi così! Tu
non sai chi sono io!”
“Chi
cazzo sei tu? Tutto il successo e i soldi che hai te li ho dati io,
il lusso ed il benessere te li ho presentati io, tu non eri nessuno e
continuerai a non essere nessuno. Ora porta il tuo cazzo moscio fuori
dalla mia limousine” dice, con un impercettibile filo di rabbia
nella voce fintamente tranquilla ed impassibile.
“Vaffanculo”
dice Michael, e scende dalla limousine.
Michelle
torna a guardare dalla finestra, contemplando un altro fallimento. Un
altro uomo insoddisfatto di una donna insoddisfatta. Perché lei è
sempre, costantemente insoddisfatta. Insoddisfatta dai soldi,
dall'amore, dal sesso, dalla vita, dalla felicità, talmente tanto
insoddisfatta da volerne sempre di più di essi, a costo di combinare
casini, come Michael, come Colin, come Sam e gli altri. Forse non è
tagliata per la vita da mogliettina perfetta, forse vuole troppo
sesso per cercare l'amore, forse è troppo complicata.
Finisce
il suo champagne tracannandolo velocemente.
Scende
dalla limo, arrivata al Kodak, e di nuovo c'è un tripudio di
telecamere, flash, paparazzi insistenti e mal di testa. Calca il
tappeto rosso e subito si avvicina a lei una giornalista di E! News.
“Signora
Stephens, dove è il signor Stephens”
“Ha
chiesto il divorzio, quindi l'ho lasciato a piedi” dice, fiera.
La
giornalista è esterrefatta; quale sarà? Il quinto? Il sesto?
“Ci
dica di più!”
“Niente
di speciale, mi ha beccata più volte a fottermi furiosamente uomini
più belli e prestanti di lui e lui, coperto di vergogna, ha deciso
di darci un taglio, e forse gli farà bene, visto che la sua
autostima misura quanto la sua virilità” dice, con uno sguardo
sagace. Poi saluta la telecamera. La giornalista è shockata, insieme
a tutti gli altri milioni di spettatori in collegamento che hanno
appena sentito dire “fottermi” in diretta nazionale.
Precipitosamente
arriva Josh.
“Michelle,
ti rendi conto di cosa hai fatto?”
“Josh,
mi vai a prendere un whiskey? Liscio, cortesemente”
“Te
lo vai a prendere, il whiskey” dice, arrabbiato.
“Josh,
quanto ti pago?”
“Cinquantamila
dollari al mese”
“E
secondo te non mi merito un fottutissimo whiskey liscio?”
Josh
la guarda preoccupato. Preoccupato per la sua sanità mentale, per
quella di Michelle, per il suo stipendio e per il fatto che, se lei
continua a bere whiskey liscio e sonniferi, si ritroverà sul
lastrico. Beh, magari potrà spendere due parole su quanto fosse
splendida eccetera dopo la sua morte e guadagnare lo stesso una barca
di soldi.
Michelle
guarda annoiata quel palco da più di due ore. Di whiskey se n'è
scolata tre, tutti in un sorso, e Josh è seduto accanto a lei, che
cerca di sistemare la situazione il meglio che può.
Dopo
tutti quei fronzoli e cerimoniali, arriva la premiazione per
“Migliore Attrice Protagonista”.
Michelle
sta guardando le sue rivali da lontano, sedute da tutt'altra fila di
poltrone. Hellen Sharp, una di quelle, la saluta da lontano,
mostrandole un sincero sorriso.
Michelle
guarda Josh schifata, poi si gira verso Hellen e le mostra un sorriso
di circostanza palesemente finto.
“E
la vincitrice è...”
Michelle
chiude gli occhi, sicura della risposta. Si può chiaramente leggere
un'ombra di vittoria sul suo volto, una spavalderia per niente
censurata da quel sorriso di superiorità irritante quanto
tremendamente bello.
“Hellen
Sharp!”.
Parte
la musichetta da pantomima svenevole e tutti i ringraziamenti annessi
e connessi.
Helen
Sharp sale sul palco, raggiante ed allegra, e Michelle la guarda,
delusa e ferita.
Guarda
tutto sfocato. I whiskey non la stanno aiutando per niente, e Josh,
con le sue mani viscide e sudaticce, la sta abbracciando in una mossa
stretta e soffocante, sussurrandole parole del tipo “Sei magnifica
lo stesso”.
Michelle
si alza irata e si dirige verso il palco. Strappa la statuetta dalla
mano di Hellen e la scaraventa a terra.
“Questa
puttana non sarà mai brava quanto me!” dice. La vena sulla tempia
sembra esploderle, e le facce che fa quando urla sembrano grottesche,
sceniche ed esilaranti.
Il
pubblico la guarda divertito, guarda divertito il declino di un'altra
stella splendente di Hollywood, la cui luce è stata così
abbagliante da risultare accecante anche per sé stessa.
Ed
ecco che Josh la scorta verso le poltrone, mentre lei si dimena fra
le sue braccia.
“Quella
statuetta era mia!” dice, tra lacrime di mascara.
“No,
non è tua!” dice minacciosamente Josh, a bassa voce “E' sua.
Rassegnati”.
Bevi
un lungo sorso di whiskey. Stai aspettando. Stai aspettando il
momento in cui il tuo corpo splendido e la tua vita sotto i
riflettori se ne andranno. Stai annegando nell'alcool tutti gli
scandali, i matrimoni, la chirurgia plastica, il dolore, la
solitudine. Stai aspettando il tuo eterno riposo barbiturico, avvolta
da una nuvola di Chanel No.5.
Dormi,
Venere narcotizzata, bionda suicida. Vedrai che domani andrà tutto
meglio.
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