domenica 21 ottobre 2012

DRAMA POP scena I: Suicide Blonde


 
Il sole splende nel paesaggio patinato e mondano di West Hollywood. Splende sugli alberi della collina, splende sugli edifici moderni, splende sulla piscina dello Chateau Marmont. Ma uno dei bungalows al lato piscina ha le persiane chiuse, e dentro di esso governa il buio più totale. Vestiti stropicciati e bicchieri umidi di whiskey nascondono il pavimento, e qualcuno sta dormendo sul letto sfatto. Qualcuno entra prepotentemente nella stanza e dice alla persona che dorme “Michelle, svegliati, è tardi!”.
Dal fascio di luce che illumina la stanza, possiamo vedere chi sta dormendo sul letto. E' una donna, si potrebbe dedurre che si stia avviando ai quaranta, ma manca ancora qualche passo. Il corpo di una carnagione diafana è posato sul letto, e rivela tutte le sue curve ed i suoi segreti, per niente preoccupato nel mostrarli. Scorgiamo dei fianchi pronunciati e più su una vita stretta, una discesa morbida ma ripida, che poi si riprende in un seno dal magnifico profilo, sovrastato da un viso aggraziato, decorato da labbra invitanti, da due occhi splendenti ed incorniciato da capelli lisci e biondi.
Ne avrà trentasette. Ad essere proprio bastardi, ne mostra trenta. Questo corpo, però, ancora dal letto non si alza.
“Michelle, cazzo, alzati!” le dice un uomo, scrollandola violentemente.
Michelle grugnisce infastidita, poi sussurra “Michael, vieni qui”.
“Che vuoi?”
“Vieni qui”
“No, alzati”
Michelle lo guarda con uno sguardo irato. Afferra la bottiglia di whiskey accanto ai sonniferi ed inizia a tracannarne un quarto in un sorso.
Aspetta che Michael se ne vada ed afferra la cornetta, digitando un numero sulla tastiera numerica.
“Pronto, servizio in camera? Vorrei un Bloody Mary”
“In che stanza?”
“Il secondo bungalow lato piscina”
“Arriviamo subito”.
Cinque minuti dopo bussano alla sua porta. Michelle apre la porta nuda ad un carrello guidato da un alto e muscoloso cameriere.
“Ciao” dice, con fare lascivo.
“Salve” dice il cameriere, evidentemente imbarazzato, in tutti i sensi, “dove le poso il Bloody Mary”
“Posalo dove vuoi” dice, suadente, “e poi vieni con me” e si stende sul letto, a gambe aperte, carezzandosi il seno.

Il cameriere si avvicina a lei, ipnotizzato ed eccitato, si distende sul letto ed accosta il suo corpo a quello di Michelle.
Lei si sta offrendo a lui portando in fuori il petto, offrendogli il collo sudaticcio e profumato di erotismo. Gli prende la mano e la guida verso le colline del seno e poi giù, verso le foreste della California. Lui accarezza i suoi alberi sapientemente, e fa diventare più puntute di piacere le colline del suo seno mentre affonda le sue dita sul terreno umido e fertile. Le dita entrano ed escono e scavano e piantano, si fanno spazio prepotenti, mentre la sua lingua entra arrogante nella bocca di Michelle e la bagna e la stropiccia.
Le dita percuotono quel terreno come un terremoto, ed entrano ed escono ad una velocità sempre più alta, con una frequenza sempre maggiore, fino a quando non piove sul terreno, ed il terreno si riempie di vita. Poi lei, dissetata da quell'acqua benefica, si mette a cavalcioni su di lui ed inizia a spogliarlo furiosamente, fino a quando non arriva alle mutande inverosimilmente gonfie. Dietro il loro tessuto c'è vita pulsante, vita che attende di essere vissuta, e Michelle inizia ad accarezzare quella vita, poi la afferra in tutta la sua lunghezza ed inizia a scuoterla su e giù prima delicatamente e lentamente, poi sempre più velocemente. Poi, con la sua lingua esperta, inizia ad inumidire la punta di quella vita, a stuzzicare quella parte di vita che sta facendo gemere il cameriere, poi la mangia con gusto, la ingoia, ne ingoia i frutti, tutto questo mentre lui le spinge la testa sempre più giù, mentre le urla parole oscene. Giusto il tempo di farlo rianimare, quel povero cameriere preso alla sprovvista, ed è sopra di lui a cavalcarlo fieramente. Il cameriere sapeva già che la signora Stephens avesse l'usanza di ordinare Bloody Mary per soddisfare i suoi pruriti sessuali. Quella puttana. Prima Jim Matthews, poi Colin McJameson, poi un principe europeo, poi Sam Petersen, poi Miles Heathrow, tutti traditi l'uno con l'altro e con una serie di amanti a breve conservazione noleggiati con il servizio in camera. Adesso Michael Fortini. Quella puttanella di Hollywood che lasciava uomini squattrinati al suo passaggio, uomini che prima erano ricchi e che poi mangiava come cosce di pollo, succhiando e tirando via anche il più fine strato di pelle dall'osso. Dove andava lei, c'erano sempre scandali e notizie succulente per i tabloid, sempre incidenti in macchina causa alto tasso alcolemico, sempre tragedie, sempre storie, sempre litigate con il marito di turno, tutto ovviamente fuori dal focolare domestico, sotto gli occhi di tutti, perché la vita di Michelle Stephens conta soltanto se è pubblica. Ora si sta facendo cavalcare da lei, come di consueto.
Ma stanco di quel ruolo da vittima, il cameriere ribalta situazione e posizione, e Michelle si ritrova a subire i suoi violenti e celestiali affondi come se fossero tanti stiletti cosparsi di miele. Lei gli graffia prepotentemente la schiena, e gli spinge il sedere sodo dentro di sé, sempre di più, fino a quando lui non fertilizza la sua foresta in un sudato, urlato, forsennato, violento e veloce momento di piacere estremo. Si separano, e lei si fuma una sigaretta, mentre vede lui che si pulisce e si asciuga il sudore, mentre si veste e copre quel corpo da Adone con la divisa.
“Tieni il tuo cazzo a portata di mano, e grazie per il Bloody Mary” dice lei, buttando una densa nuvola di fumo.
Poi il cameriere se ne va, lasciando la sua scia di sudore e sperma, fuori dal bungalow.
Entra Michael, che prende una sigaretta dal comò e la accende.
“Chi ti sei fottuta oggi?” fa, con un sorriso amaro.
“Non gli ho neanche chiesto il nome”
“Che classe”
“Già”
“Senti, fra tre quarti d'ora devi essere bella e pronta”
“Perché?”
“Perché c'è la premiazione”
“Ah, sì. Era oggi?!”
“Sì, era oggi”.
Caccia frettolosamente Michael dalla stanza ed inizia a prepararsi, gustandosi nel frattempo lunghi sorsi di whiskey. Migliore attrice protagonista per Broken Mirrors, una vincita assicurata. La sua migliore performance di sempre, praticamente una statuetta già abbonata.
Si traccia una lunga e spessa riga di eye liner, si infoltisce le ciglia con il mascara nero, si insanguina le labbra con il rossetto, si attacca i lunghi capelli biondi con uno chignon in cui infila una rosa bianca, si sistema la frangetta, si veste con un abito lungo con uno spacco alto ed una scollatura profondissima, coprendosi dalla frescura invernale californiana da quindici gradi con una stola di tanti cadaveri di volpe, si spruzza sul collo un'abbondante ed avvolgente nuvola di aldeidi e fiori. Poi esce dal bungalow e si avvia alla hall principale, dove la attendono la sua agente, Michael, qualche amica e le guardie del corpo. Uscita dallo Chateau Marmont tutto si fa bianco ed accecante, un fracasso ed un vociare di giornalisti che fanno domande imbarazzanti, le guardie che la circondano stretta stretta, una confusione talmente claustrofobica da farla sentire in una stanza le cui pareti si avvicinano sempre di più, in una morsa fatale. Si avvia velocemente ma difficoltosamente nella limousine e nel frattempo, evidentemente ubriaca, dà un calcio sui denti con il tacco ad un paparazzo che cerca di fotografare dentro lo spacco. Entra arrancando nella limousine, tirando un sospiro di sollievo mentre la guardia chiude la portiera.
Fissa fuori dal finestrino bevendo champagne.
“Michelle, chiedo il divorzio”
“Mh”
“Come mh?!”
“Chiedi il divorzio? Cazzi tuoi, non me ne faccio niente di bastardi cerca-fama a sbafo il cui cazzo non si alza neanche a pregarlo. Scendi dalla macchina, perdente” dice, con fare altezzoso.
Michael deglutisce, poi inizia ad urlare “Tu non puoi trattarmi così! Tu non sai chi sono io!”
“Chi cazzo sei tu? Tutto il successo e i soldi che hai te li ho dati io, il lusso ed il benessere te li ho presentati io, tu non eri nessuno e continuerai a non essere nessuno. Ora porta il tuo cazzo moscio fuori dalla mia limousine” dice, con un impercettibile filo di rabbia nella voce fintamente tranquilla ed impassibile.
“Vaffanculo” dice Michael, e scende dalla limousine.
Michelle torna a guardare dalla finestra, contemplando un altro fallimento. Un altro uomo insoddisfatto di una donna insoddisfatta. Perché lei è sempre, costantemente insoddisfatta. Insoddisfatta dai soldi, dall'amore, dal sesso, dalla vita, dalla felicità, talmente tanto insoddisfatta da volerne sempre di più di essi, a costo di combinare casini, come Michael, come Colin, come Sam e gli altri. Forse non è tagliata per la vita da mogliettina perfetta, forse vuole troppo sesso per cercare l'amore, forse è troppo complicata.
Finisce il suo champagne tracannandolo velocemente.
Scende dalla limo, arrivata al Kodak, e di nuovo c'è un tripudio di telecamere, flash, paparazzi insistenti e mal di testa. Calca il tappeto rosso e subito si avvicina a lei una giornalista di E! News.
“Signora Stephens, dove è il signor Stephens”
“Ha chiesto il divorzio, quindi l'ho lasciato a piedi” dice, fiera.
La giornalista è esterrefatta; quale sarà? Il quinto? Il sesto?
“Ci dica di più!”
“Niente di speciale, mi ha beccata più volte a fottermi furiosamente uomini più belli e prestanti di lui e lui, coperto di vergogna, ha deciso di darci un taglio, e forse gli farà bene, visto che la sua autostima misura quanto la sua virilità” dice, con uno sguardo sagace. Poi saluta la telecamera. La giornalista è shockata, insieme a tutti gli altri milioni di spettatori in collegamento che hanno appena sentito dire “fottermi” in diretta nazionale.
Precipitosamente arriva Josh.
“Michelle, ti rendi conto di cosa hai fatto?”
“Josh, mi vai a prendere un whiskey? Liscio, cortesemente”
“Te lo vai a prendere, il whiskey” dice, arrabbiato.
“Josh, quanto ti pago?”
“Cinquantamila dollari al mese”
“E secondo te non mi merito un fottutissimo whiskey liscio?”
Josh la guarda preoccupato. Preoccupato per la sua sanità mentale, per quella di Michelle, per il suo stipendio e per il fatto che, se lei continua a bere whiskey liscio e sonniferi, si ritroverà sul lastrico. Beh, magari potrà spendere due parole su quanto fosse splendida eccetera dopo la sua morte e guadagnare lo stesso una barca di soldi.

Michelle guarda annoiata quel palco da più di due ore. Di whiskey se n'è scolata tre, tutti in un sorso, e Josh è seduto accanto a lei, che cerca di sistemare la situazione il meglio che può.
Dopo tutti quei fronzoli e cerimoniali, arriva la premiazione per “Migliore Attrice Protagonista”.
Michelle sta guardando le sue rivali da lontano, sedute da tutt'altra fila di poltrone. Hellen Sharp, una di quelle, la saluta da lontano, mostrandole un sincero sorriso.
Michelle guarda Josh schifata, poi si gira verso Hellen e le mostra un sorriso di circostanza palesemente finto.
“E la vincitrice è...”
Michelle chiude gli occhi, sicura della risposta. Si può chiaramente leggere un'ombra di vittoria sul suo volto, una spavalderia per niente censurata da quel sorriso di superiorità irritante quanto tremendamente bello.
“Hellen Sharp!”.
Parte la musichetta da pantomima svenevole e tutti i ringraziamenti annessi e connessi.
Helen Sharp sale sul palco, raggiante ed allegra, e Michelle la guarda, delusa e ferita.
Guarda tutto sfocato. I whiskey non la stanno aiutando per niente, e Josh, con le sue mani viscide e sudaticce, la sta abbracciando in una mossa stretta e soffocante, sussurrandole parole del tipo “Sei magnifica lo stesso”.
Michelle si alza irata e si dirige verso il palco. Strappa la statuetta dalla mano di Hellen e la scaraventa a terra.
“Questa puttana non sarà mai brava quanto me!” dice. La vena sulla tempia sembra esploderle, e le facce che fa quando urla sembrano grottesche, sceniche ed esilaranti.
Il pubblico la guarda divertito, guarda divertito il declino di un'altra stella splendente di Hollywood, la cui luce è stata così abbagliante da risultare accecante anche per sé stessa.
Ed ecco che Josh la scorta verso le poltrone, mentre lei si dimena fra le sue braccia.
“Quella statuetta era mia!” dice, tra lacrime di mascara.
“No, non è tua!” dice minacciosamente Josh, a bassa voce “E' sua. Rassegnati”.

Bevi un lungo sorso di whiskey. Stai aspettando. Stai aspettando il momento in cui il tuo corpo splendido e la tua vita sotto i riflettori se ne andranno. Stai annegando nell'alcool tutti gli scandali, i matrimoni, la chirurgia plastica, il dolore, la solitudine. Stai aspettando il tuo eterno riposo barbiturico, avvolta da una nuvola di Chanel No.5.
Dormi, Venere narcotizzata, bionda suicida. Vedrai che domani andrà tutto meglio.

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